What’s cooler than that? Fuerteventura – dia 1

Ho sempre detto che, a volte, è inutile cercare il posto più cool, il locale più giusto, l’abbinamento più stylish… a volte la natura sa fare molto di più, e di meglio.
E a questo bisogna un po’ arrendersi.

This holds true more than ever today.

Oggi sono infatti tornata a Fuerteventura, l’isola del mio cuore.

Il mio personale paradiso.

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Nonostante sia la quinta volta che ci torno, quest’isola non finisce mai di colpirmi, di lasciarmi senza parole.

Amo la sua luce, i suoi colori, la sua energia.

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Amo i vulcani spenti del suo entroterra arido, amo la sua sabbia fine e bianca,  amo il vento che l’accarezza.

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Amo l’acqua dell’oceano, freddo e vivace, che ricama onde fino alle dune del deserto e scolpisce gli scogli della costa.

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Per questo motivo, ogni tentativo di ricerca di qualcosa di altrettanto cool, risulta vano, di fronte a tutto ciò.

E mi piace arrendermi a questa idea.

Se si aggiunge che questa volta ho avuto l’idea di scappare qui a gennaio, fuggendo dal gelo, dal freddo, dalla nebbia e le luci artificiali delle nostre città, non è difficile comprendere le ragioni delle mie affermazioni.

Benvenuti tramonti al di là della costa, benvenuto odore di mare tra i vicoli stretti, benvenuta aria calda di giugno e benvenuta a me su un’isoletta semi deserta e sperduta nell’atlantico, tra nuvole e sole.

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Per muoverci più agevolmente , all’aeroporto, decidiamo di affittare una macchina. (Pare che la goldcar sia la più conveniente, ma che non abbia un desk all’interno dell’aeroporto, quindi scegliamo la cicar, altra agenzia tra le più convenienti).
La temperatura esterna segna 21°, sono le 17.30 e c’è ancora il sole (che tramonta alle 18.15):  tutte queste premesse mi fanno ben sperare, per la giornata di domani.

Presa l’auto, proseguiamo in direzione nord, verso Corralejo e la sera porta già i primi appuntamenti:

– mostra fotografica di onde e surf e aperitivo al “Caraguapa”

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Prendiamo un calice di rosso profumatissimo e cerchiamo di destreggiarci tra spagnoli, italiani, locali, per dare uno sguardo alle foto.
Mi colpisce subito un’immagine di sole onde, scattata alle isole Canarie. Sembra una composizione astratta: le onde come righe, che attraversano orizzontali il quadro.

Conosciamo il fotografo: Cristian, di Padova, da anni vive in giro per il mondo e da un anno è “stabile” a Furteventura.
Fotografo per una famosa rivista italiana di surf e skate, mi colpisce quello che dice del Marocco: “Lì è tutto possibile! Quello che normalmente devi fare con photoshop, in Marocco lo puoi fare dal vero. Ha una luce straordinaria”.

Guardo i suoi occhi mentre pronuncia questa frase e io gli credo ciecamente. E’ innamorato del Marocco e le foto scattate li, lo dimostrano.

Lasciamo il Caraguapa e andiamo a cena con amici surfisti a “Los Compadres”, sempre a Corralejo. Io voglio far assaggiare a elena le “papas arrugadas”, piatto tipico canario, così le prendiamo. Inoltre scegliamo il polpo alla galega (è la prima volta che apprezzerò veramente il polpo) e un filetto di pesce alla plancha, cioè alla piastra, freschissimo, delicato e squisito.

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Spediamo davvero pochissimo, nonostante il livello più che ottimo del cibo.

Un passeggiata per il paese e rientriamo a casa: abbiamo bisogno di ricaricarci per domani e il cielo stellato sopra le nostre teste, ci conferma che si tratta della scelta giusta.

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